“… Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima, e il nostro corpo e che, quantunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte? E non credi che non saremo vissuti invano, poiché abbiamo provato questa passione? E a questo punto mi chiedo: la passione è veramente così profonda, così malvagia, così grandiosa, così inumana? Non può essere che si rivolga affatto a una persona precisa, ma soltanto al desiderio di sé? Questa è la domanda. Oppure, nonostante tutto, si rivolge a una persona ben definita, alla stessa, misteriosa persona che può essere indifferentemente buona e cattiva, senza che l'intensità del nostro sentimento dipenda in alcun modo dalle sue azioni e dalle sue qualità? Rispondi, se ne sei capace” dice alzando la voce. “Perché me lo domandi?” replica tranquillamente l'ospite. “Sai bene che è così”.E si esaminano a lungo, con attenzione.
(…Sandor Márai, Le brac)
lunedì 1 giugno 2009
passione
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1 commento:
L'esistenza ha la sua ragione d'essere, anche se questa ragione è più che il semplice o complesso essere. Da questo punto di vista chiedersi se Dio esiste è contraddittorio, perché se esistesse non sarebbe Assoluto, dal momento che Assoluto significa senza limiti, e l'esistere costituisce un'affermazione e, quindi, un limite, anche se il primo tra i limiti. Ogni realtà esistente mostra di avere una ragione d'essere e l'uomo attribuisce il termine "caso" solo a ciò che ha ragioni imperscrutabili, ma se il caso legiferasse... ogni suo effetto conterrebbe traccia della casualità e non esisterebbero principi diversi. Quindi si deve immaginare che anche l'esistenza tutta abbia una sua ragione di essere che è anche, necessariamente, sua causa e principio. Se si guarda all'esistenza nella sua globalità si dovrà trovare un principio primo che la contenga come effetto. L'Assoluto non è un principio, perché è oltre i principi, sia al primo che a quelli che lo seguono in una ordinata gerarchia che si divide sempre più, nel suo allontanarsi dal Centro che l'ha determinata. Il Centro non si divide, perché è il riflesso dell'Assoluto e di Quello tiene traccia, la quale è causa più prossima al Mistero. Per questo il punto, in geometria, è detto non avere estensione. Il Principio primo è ciò che si vorrebbe chiamare "Dio". La prima divisione che origina dal riflesso speculare dell'Assoluto innominabile è data dal "Non essere" e dall'"Essere". Ciò che chiamiamo Dio, pur essendo la prima causa dell'essere, ancora non partecipa all'essere, perché nessuna causa partecipa ai suoi effetti. Per questo "Dio" rientra ancora nel "Non essere". Poiché la modalità della manifestazione della realtà relativa è ciclica, si deve dire che la ragione d'essere della ciclicità è la realtà che a questa ciclicità non partecipa, allo stesso modo per il quale ogni centralità è ragione di ogni circonferenza che determina. La ragione d'essere della dimensione relativa sarà la non relatività, come il fine della prigionia deve essere la libertà. La ragione d'essere dell'esistenza tutta non è nell'esistenza, ma nell'affrancamento dalle sue costrizioni. Il fine della libertà relativa non può essere che la Libertà assoluta.
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